" Nella speranza che ci è stata offerta infatti
noi abbiamo come un'àncora della nostra vita,
sicura e salda,
la quale penetra fin nell'interno del velo del santuario,
dove Gesù è entrato per noi come precursore,
essendo divenuto sommo sacerdote per sempre
alla maniera di Melchisedek "
(Eb. 6, 19-20)
Una sintesi di tutti questi innumerevoli aspetti della iconografia è offerto dalla iconostasi, vera meditazione in immagini che la tradizione ortodossa offre al fedele durante la celebrazione liturgica: in un insieme organico e strutturato, diviso in diversi 'ordini', l'iconostasi acquista da una parte uno scopo catechetico come annuncio in immagini dell'economia salvifica celebrata dalla liturgia; ma diventa pure "una manifestazione di quel Corpo glorioso del Cristo, realmente presente nel Sacramento e rappresentato nell'icona" (cfr. L. Ouspensky, Théologie de l'icône, Paris 1980, 254).

Riportiamo l'interpretazione sull’iconostasi di L. Ouspensky, Théologia de l'icône, 246-257; presentiamo uno schema di iconostasi, secondo la forma classica russa, più sviluppata di quella greca (si può prendere come riferimento l'iconostasi della Chiesa della Trinità al monastero di S. Sergio-Zagorsk, sec. XV)

Ingresso alla cripta

A. I patriarchi: è la chiesa veterotestamentaria, da Adamo a Mosè. Le figure convergono verso l'icona della Trinità (o nella forma del VT, la 'Filoxenia di Abramo’, o nella rivelazione del NT, la 'Paternità'); la prima alleanza di Dio con l'uomo e la prima rivelazione di Dio uno e trino.

B. I profeti: la chiesa veterotestamentaria da Mosé fino a Cristo (il periodo della legge), il Dio-con-noi, la cui figura fa da punto di incontro e di realizzazione delle profezie del VT. Maria fa da sfondo al Cristo, segno della nuova alleanza, secondo Is. 7,14 (è l'icona della Vergine 'del Segno’, l’Orante con le braccia allargate e l'Emmanuele nel suo seno).

A. e B. "manifestano la preparazione della Chiesa neotestamentaria ad opera degli antenati di Cristo secondo la carne e la sua prefigurazione, il suo annuncio secondo le profezie. Cosi l'icona dell'incarnazione, al centro dei profeti, indica il legame diretto tra AT e NT" (Ouspensky, 248).

C. Le Feste : è il periodo del NT, quello della grazia, nella sua realizzazione storica di ciò che era stato annunciato dai profeti e promesso ai patriarchi. Sono rappresentati i fatti del NT che formano l'anno liturgico: infatti si trovano le icone delle 12 feste, le icone della Pasqua, la crocifissione. Maria‚ colta in intima unione con il mistero di Cristo, come punto di convergenza tra la preparazione (icona della natività di Maria) e la realizzazione (icona della Annunciazione).

C. La Deisis : gli angeli, gli apostoli, i santi, in atteggiamento di supplica, si uniscono alla preghiera di Maria e di Giovanni Battista che intercedono presso Cristo (il Pantocrator). É il risultato della incarnazione e della Pentecoste, 'la pienezza della Chiesa neotestamentaria, il cui atteggiamento fondamentale e la preghiera per il mondo Tutto è centrato sulla persona di Cristo, Uno della santa Trinità. L'immagine centrale del Cristo è una chiave

per tutta l'iconostasi. Perché ‘il Cristo non è mai solo: é sempre il Capo del suo Corpo. Né in teologia, né nella preghiera ortodossa, il Cristo è mai separato dalla Vergine, Madre di Dio, e dai suoi amici, i santi; il Redentore ed i redenti sono inseparabili'. Cosi la Deisis mostra che 'lo scopo finale della incarnazione divina era precisamente che l'Incarnato avesse un corpo, cioè la Chiesa, l'umanità nuova, redenta e rinata nel suo Capo'. La Deisis, coronamento del processo storico, è l'immagine della Chiesa nel suo aspetto escatologico. Tutta la vita della Chiesa si trova come riassunta nel suo destino supremo e costante: l'intercessione dei santi e degli angeli per il mondo". (Ouspensky, 252-253).

E. Parte dell'iconostasi detta 'locale': la disposizione delle icone varia, secondo le esigenze e la venerazione dei fedeli e le tradizioni della Chiesa locale. Ai lati delle porte regali si trovano le icone di Cristo (1) e della Madre di Dio (2), davanti alle quali i sacerdoti recitano le preghiere dell'entrata, prima di iniziare la liturgia eucaristica.

Riportiamo la preghiera recitata dal sacerdote davanti all'icona della Vergine:

« 0 Madre di Dio, fonte di misericordia, rendici degni della tua compassione; rivolgi il tuo sguardo sul popolo che ha peccato; mostra come sempre la tua potenza. Sperando in te ti gridiamo: 'Salve!’, come un tempo fece Gabriele, principe delle schiere celesti ».

Le altre icone rappresentano la festa o il santo a cui è dedicata la chiesa, oppure alcuni santi popolari tra i fedeli (3 e 4). Le porte laterali (5 e 6) hanno l'immagine di arcangeli o di santi diaconi (da queste escono i diaconi nella liturgia). La porta centrale, detta 'regale' o 'santa' (posta di fronte all’altare), é ornata dalle icone della Annunciazione (7) e dei quattro evangelisti (8); talvolta sono raffigurati i due autori delle liturgie usate nelle chiese ortodosse, S. Giovanni Crisostomo e S. Basilio. Al disopra delle porte è collocata una rappresentazione della Santa Cena (9). "Questa entrata del santuario rappresenta, simbolicamente per eccellenza l'entrata del Regno di Dio. L'Annunciazione é qui il punto di partenza è l'inizio della nostra salvezza che apre all'uomo l'ingresso di questo Regno: essa raffigura la Buona Novella annunciata dagli evangelisti. La predicazione di questi si rivolge qui direttamente all'uomo che viene in questo luogo per comunicare a questo Regno. Là, sulla ‘solea’, al limite che separa il santuario dalla navata, si compie la comunione dei fedeli. Ed è per questo che al di sopra della porta regale viene rappresentata l'Eucarestia. E’ la trasposizione liturgica della Cena: il Cristo stesso dà la comunione agli Apostoli; da un lato tende loro il Pane, dall'altro la Coppa. Questa rappresentazione doppia esprime che la comunione deve avvenire sotto le due specie. L’immagine della comunione degli apostoli sottolinea il ministero di Cristo–Sovrano Sacrificatore; questo ministero è espresso qui direttamente nelle sue azioni sacerdotali" (Ouspensky, 250-251).

Di fronte a questa rivelazione del piano di Dio (iconostasi), l'uomo attua un cammino ascensionale dal basso verso l'alto; accogliendo la buona novella (evangelisti), in un accordo tra volontà divina e volontà umana realizzata nella storia della salvezza (Annunciazione e feste), attraverso la preghiera e la comunione al mistero eucaristico.

Questo cammino fa entrare l'uomo in quel mistero di unità che è la Chiesa (DEISIS). "La liturgia realizza e costruisce questo Corpo di Cristo, l'iconostasi lo mostra, ponendo davanti agli occhi dei fedeli una immagine di questo organismo in cui essi entrano come membra; essa mostra la chiesa costruita ad immagine della santa Trinità, immagine posta in alto dell'iconostasi: è la multi-unità ad immagine della tri-unità divina. L'icona di Cristo conduce il credente verso questa icona; "si apre ai suoi occhi (...) un'altra rivelazione - la Liturgia celeste, il Sacrificio eucaristico eterno che‚ cominciato nel seno della santa Trinità fin dall'eternità e che continua ora e sempre e nei secoli dei secoli" (Ouspensky, 253)

 

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Aggiornato il 10 dicembre 2000
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