"Beato il ventre che ti ha portato
e il seno da cui hai preso il latte…
Beati coloro che ascoltano la Parola di Dio
e la osservano"
(Lc. 2, 27-28)
Poiché "la Parola si è fatta carne" (Gv 1,14), l'uomo ha potuto riacquistare l'immagine (icona) di Dio che il peccato aveva deturpato; in Cristo l'uomo può diventare rivelazione del volto di Dio, essere trasfigurato dalla bellezza luminosa grazie allo Spirito che abita in lui.

I credenti ortodossi, nel venerare i santi, hanno sempre contemplato in essi questo Volto che continua a farsi presente nella storia, nella Chiesa, in ogni situazione di vita. Ed è per questo che il Santo diventa testimone, modello nel quale ogni fedele vede rispecchiato un cammino concreto di sequela al Cristo crocifisso e risorto. La presenza del santo nella liturgia, mediata dalla sua immagine, è un richiamo continuo a quella realtà trasfigurata che è meta di ogni battezzato: l'essere in Cristo creature nuove.

Ma è soprattutto nella Madre di Dio che il fedele ortodosso vede realizzata in pienezza l'icona della santità: profondamente unita al mistero di Cristo, la Tuttasanta è il tipo perfetto del credente, l'icona della Chiesa, la testimone della misericordia e della gratuità di Dio. Per questo è impensabile, per un fedele ortodosso, esprimere la propria fede in Cristo senza passare attraverso la testimonianza della sua Madre. Nella tradizione russa, in particolare, si potrebbe dire che la presenza materna della Madre di Dio espressa nelle sue icone ha formato la trama sulla quale, lungo i secoli, si è intessuta la coscienza nazionale e cristiana di un popolo. Si

pensi alle icone della Madre di Dio di Vladimir, di Kazan’, di Smolensk che quasi scandiscono la storia russa nella sua faticosa ricerca di unità e nella sua difesa dei valori cristiani. Ma lo sguardo di Maria non ha mai abbandonato i credenti russi nella loro lotta quotidiana: le icone della Madre di Dio "Ricerca dei perduti", "Gioia inaspettata", "Garante di peccatori", "Consola la mia pena", hanno plasmato la storia di tanti cristiani, storia silenziosa e segreta, fatta di sofferenza, angoscia, disperazione, peccato, gioia.

Negli anni ’20, mentre in Unione Sovietica imperversavano le persecuzioni contro i cristiani, un anonimo credente russo esprimeva in questi termini le sue risonanze interiori di fronte all’icona della Madre di Dio di Vladimir, strappata allo spazio sacro dei tempio e collocata in un museo:

« Un Volto pensoso, come il mormorio del vento autunnale… Queste gote verginali si irrorarono di lacrime per la Rus’ fin dai giorni del giogo tartaro. A questi occhi materni è dato in sorte di piangere per noi fino all’ultimo giorno... Perché oggi il Volto della veritiera speranza dello stato millenario, lo vediamo rattristato, dolente, sconsolato. L’inattingibile pensosità del Volto della Madre di tutti è una profezia. Il suo sguardo, che penetra i secoli, aveva visto il destino della santa Rus’… All’alba della Russia essa venne a noi, bellezza operatrice di prodigi. Fin dalle origini della sua esistenza, il popolo russo cantò e pregò e pianse davanti a lei. Ave, o Patria. Non un paese straniero, ma la nostra terra natale fu illuminata da quest’opera d’arte unica e ispirata. La tua icona, incomparabilmente mirabile, o Madre di Dio, fu scritta dal divino Luca l’evangelista che parlava con parole di Dio. E tra le tue braccia venerabili egli raffigurò il Creatore di tutti. Sull’oro antico di un’aurora morente, il Volto spicca in un velo di nebbia, come evidenziato dalla caligine millenaria. Il canto dolente degli occhi e delle labbra si unisce nell’icona ad una suprema quiete divina…»

(Acatisto alla purissima icona della Madre di Dio di Vladimir)

 

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Aggiornato il 10 dicembre 2000
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