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L'Abbazia e il "Gruppo Solidarietà Africa"L'Abbazia e il "Gruppo Solidarietà Africa"
È fuori di ogni dubbio che il carisma del monaco non è quello del missionario. Lo spirito dona a ciascuno il proprio dono: per questo la Chiesa e una sposa splendente, perché è adornata da una infinità di doni! Ci si potrebbe allora chiedere come mai l'Abbazia dei monaci benedettini di Seregno è così stabilmente collegata ad un progetto missionario che ha le sue radici nel Benin e nel Togo.
La legittima domanda ha una sua precisa risposta. Il nostro rapporto con la missione dei Fatebenefratelli in Africa è un simbolo, un segno di una realtà profonda che investe, questa si, il carisma del monaco. Vuol dire, rendere visibile la realtà della vita del monaco che, essendo fatta soprattutto di contemplazione, di preghiera liturgica, di "lectio divina" arriva, come il sangue in un corpo, a tutte le membra della Chiesa. Ecco, il monaco si sente costantemente in strettissima sintonia anche con il missionario più sperduto nella giungla o nella savana. E il missionario sa, sente, che ogni suo passo è preceduto dal suo fratello monaco.
Non per nulla una monaca di stretta clausura, santa Teresina di Gesù Bambino, è stata proclamata patrona di tutte le missioni.
Al di fuori di questo segno che richiama una grande realtà, quella del Corpo mistico di Cristo, il monastero di San Benedetto in Seregno non ne fa altri in questa direzione, perché sarebbe come offrire un dono che non gli è stato donato. A ciascuno lo Spirito ha dato un dono da donare: al monaco ha dato quello della preghiera, della contemplazione entro le mura di un monastero: e le mura sono, nell'ottica di fede, il mondo!
+ Valerio M. Cattana osb, abate |
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