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Cultura monastica

San Benedetto e l'Europa:
alla riscoperta delle nostre radici


Un mini-contributo al progetto culturale della Chiesa italiana

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La Chiesa italiana nel Convegno ecclesiale di Palermo (1995) ha sentito il bisogno di avviare la formulazione di un «Progetto culturale» che consenta dimediare l'annuncio del Vangelo come è avvenuto in altri periodi della storia delCristianesimo (pensiamo anche solo a tutta la cultura che ha trasmesso la fede nelMedioevo, nell'Umanesimo e nel Rinascimento). La cultura, infatti, è il terrenoprivilegiato per incontrare l'uomo e incidere sui suoi comportamenti, sui suoi modi dipensare, sul suo ethos.
A questo proposito ci sembrano illuminanti le parole del cardinale C.M. Martini: «Lachiesa italiana si sta misurando con l'idea di progetto, che può essere feconda solo semisurata con l'unico vero progetto sul mondo che è il progetto di Dio. Tale idea va poiverificata sul "discorso della croce": esprime, infatti, la metodologia di ogniagire cristiano ed è fondato sul valore di ciò che sembra non avere valore néefficienza: la sconfitta, la perdita, l'ingiustizia subita».
Il nostro monastero, erede di 1500 anni di cultura benedettina e che su quanto esprime ilcardinale ha la sua vera ragion d'essere, si fa carico, nel suo piccolo, di partecipare alprogetto culturale.
«Le abbazie concepite nel medioevo tombe collettive econsiderate come luoghi di sosta transitoria fra le tenebre della terra e gli splendoridel cielo, si ricoprirono di tutte le bellezze del mondo» (George Duby).

Monachesimo e progetto culturale

Proprio la difficoltà a definire il progetto culturale cherischia di rimanere «fumoso» «enfatico» e «incomprensibile» - come è stato scrittoda più parti - ci spinge a proporre, con tutta la modestia del caso, una Regola euna tradizione monastica che, in 1500 anni, ha avuto occasione di offrire esperienze emodelli atti a veicolare i valori della fede cristiana attraverso la cultura.
La storia ci esonera dal portare esempi in questa sede, tanto essi sono noti. Cilimiteremo a segnalare come una Regola e un monastero abbiano molto spessocostituito un modello concreto di vita cristiana sul tipo delle prime comunità sorteattorno agli apostoli. E il volto della Chiesa degli apostoli - modello cui si ispira laRegola di san Benedetto - è stato richiamato come icona conclusiva del recente Sinododella Chiesa Ambrosiana.
Proprio su questo fondamento si è sviluppata nei chiostri quella cultura che seguendo imigliori canali espressivi ha segnato l'intera Europa, come è documentato anche solodalle molte guide ai monasteri del nostro continente che si sono susseguite, in questiultimi tempi, sempre più numerose.
Torna alla mente il titolo di un fortunato saggio di un grande monaco del nostro secoloJean Leclercq, L'amour des lettres et le désir de Dieu, tradotto in forma liberama significativa per noi: Cultura umanistica e desiderio di Dio. Quale sintesirnigliore per un progetto culturale alle soglie del terzo millennio!
«Voi non avete solo una gloriosa storia da ricordare e daraccontare ma una grande storia da costraire!»
(Giovanni Paolo II, Vita Consecrata, 110).

Dimensione monastica: esperienza universale. L'apporto dei laici

E' stato scritto che «senza l'apporto dei laici il"Progetto" resta uno slogan» (Jesus, gennaio 1997, p. 34). D'altra parteoggi il laico - sia pure a diversi livelli - sente sempre più il fascino della vitamonastica; fenomeno, peraltro, non solo cristiano ma di esperienza universale. In tutte leculture, in tutte le religioni è presente la dimensione monastica, perché èinsopprimibile il richiamo all'Assoluto. Proprio questa sensibilità del laico al fenomenomonastico in tutte le sue dimensioni - religiose, artistiche, letterarie, ecc. - puòdivenire canale di trasmissione del messaggio e dei valori cristiani, per ridire la fedenelle forme pubbliche, «secolari», di cui necessita per essere se stessa, compiutamentevissuta dai cristiani, «utile» (perché vivificante) alla comunità civile, perchéfonte di istanze di umanizzazione e di verità, al servizio di tutti. Il monachesimooccidentale ha da sempre associato i laici al proprio carisma attraverso l'istituzionedegli oblati secolari, laici affascinati dalla condivisione dei valori delmonachesimo. La figura dell'oblato, ricalibrata sull'ecclesiologia del Vaticano IIe sul più radicale ricupero da parte degli stessi monaci del proprio carisma, sta semprepiù riprendendo coscienza delle proprie potenzialità e pulsa sempre più nel cuore dellaChiesa anche, e soprattutto, nella prospettiva di un progetto culturale che è al laicocristiano particolarmente congeniale.
«Oggi non pochi Istituti sono pervenuti alla convinzione che illoro carisma può essere condiviso con i laici... Sulla scia di esperienze storiche... èiniziato un nuovo capitolo, ricco di speranze, nella storia delle relazioni tra le personeconsacrate e il laicato» (Giovanni Paolo II, Vita Consecrata, 54).


I relatori



In questi anni ci hanno accompagnato con la loro competenza ed amicizia:

  • dom EMANUELE BARGELLINI
  • prof. ENZO BIANCHI
  • dom MACIEJ BIELAWSKI
  • mons. INOS BIFFI
  • dom GIOVANNI BRIZZI
  • prof.ssa MARIELLA CARPINELLO
  • dom VALERIO CATTANA
  • dom ALBINO CESANA
  • sr. LISA CREMASCHI
  • dom THOMAS MATUS
  • prof. don ENRICO MAZZA
  • prof. GIORGIO MERLI
  • dom ANTONIO MONTANARI
  • dom MANUEL NIN
  • dom GREGORIO PENCO
  • dom GIORGIO PICASSO
  • dom ADALBERTO PIOVANO
  • prof. FRANCO RIVA
  • dom LORENZO SARACENO
  • dom GIOVANNI SPINELLI
  • sr. MARIA CARLA VALLI

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