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Dialogo interreligiosoIl monaci ed il dialogo interreligioso



"Tutte le grandi religioni non cristiane hanno espresso una qualche forma di vita monastica. E forse possiamo anche azzardare l’intuizione che nel cuore di ogni essere umano “sonnecchia” un piccolo monaco."


Thomas Merton nella conclusione della conferenza su “Marxismo e prospettive monastiche” tenuta a Bangkok il giorno stesso della sua morte (10 dicembre 1968) ebbe a dire, tra l’altro:

assemblea.jpg (32K)“Io credo che il nostro rinnovamento consista precisamente nell’approfondire quanto più possibile la comprensione di ciò che è più reale. E credo che aprirci al buddhismo, all’induismo e a queste grandi tradizioni asiatiche, sia per noi un’occasione meravigliosa per capire meglio la potenzialità delle nostre tradizioni, perché, da un punto di vista naturale, quelle asiatiche sono andate molto più in profondità delle nostre. Il poter combinare le tecniche naturali, le grazie e le altre cose che si sono manifestate in Asia con la libertà cristiana del vangelo, dovrebbe come minimo condurci tutti a quella libertà piena etrascendente che è al di là delle mere differenze culturali, degli elementi esteriori, del semplice questo o quello. E con questo ho finito. Penso che il programma sia di discutere stasera tutte le questioni sollevate dalle relazioni di stamani. Così io posso uscire di scena”.

Le parole del Concilio

“Nel nostro tempo in cui il genere umano si unifica di giorno in giorno più strettamente e cresce l’interdipendenza tra i vari popoli, la Chiesa esamina con maggiore attenzione la natura delle sue relazionicon le religioni non cristiane. Nel suo dovere di promuovere l’unità e la carità tra gli uomini, ed anzi tra i popoli, essa esamina qui innanzitutto tutto ciò che gli uomini hanno in comune e che li spinge a vivereinsieme il loro comune destino. Infatti i vari popoli costituiscono una sola comunità. Essi hanno una sola origine poiché Dio ha fatto abitare l’intero genere umano su tutta la faccia della terra; essi hanno anche un solo fine ultimo, Dio, la cui provvidenza, testimonianza di bontà e disegno di salvezza si estendono a tutti, finché quali eletti saranno riuniti nella Città Santa, che la gloria di Dio illuminerà e dove
le genti cammineranno nella Sua luce.
Gli uomini delle varie religioni attendono la risposta ai reconditi enigmi della condizione umana che ieri come oggi turbano profondamente il cuore dell’uomo: la natura dell’uomo, il senso e il fine della nostra vita, il bene e il peccato, l’origine e il fine del dolore, la via per raggiungere la vera felicità, la morte, il giudizio e la sanzione dopo la morte, infine l’ultimo ineffabile mistero che circonda la nostra esistenza, donde noi traiamo la nostra origine e verso cui tendiamo.
Non possiamo invocare Dio Padre di tutti, se ci rifiutiamo di comportarci da fratelli verso alcuni tra gli uomini che sono creati ad immagine di Dio. L’atteggiamento dell’uomo verso Dio Padre e quello dell’uomo verso gli uomini fratelli sono tanto connessi che la Scrittura dice: “Chi non ama, non conosce Dio” (1 Gv 4, 8). Viene dunque tolto il fondamento a ogni teoria o prassi che introduce tra uomo e uomo, tra popolo e popolo, discriminazioni in ciò che riguarda la dignità umana e i diritti che ne promanano. In conseguenza la Chiesa esecra, come contraria alla volontà di Cristo, qualsiasi discriminazione tra gli uomini o persecuzione perpetrata per motivi di razza o di colore, di condizione sociale o di religione. E quindi il Sacro Concilio, seguendo le tracce dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, ardentemente scongiura i Cristiani che “mantenendo tra le genti una condotta impeccabile” (1 Pt 2, 12) se è possibile, per quanto da loro dipende, stiano in pace con tutti gli uomini, affinché siano realmente figli del Padre che è nei Cieli”.

(Concilio Vaticano II,Dichiarazione Nostra Aetate, 1 e 5)
 
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